Crisi Migranti e Strategia per il Mediterraneo

La crisi dei migranti e dei rifugiati sta scuotendo l’Unione Europea (UE) da diversi anni ed i dati a disposizione indicano che i flussi migratori in entrata dal Mediterraneo sono in aumento. Le ragioni alla base di questa crisi sono molteplici e concorrono alla mancata risoluzione:

  • l’interventismo militare della Francia che ha destabilizzato il Nord Africa;
  • le divisioni interne all’UE che non riesce a far fronte comune;
  • la mancanza di una strategia di stabilizzazione di medio-lungo periodo;
  • l’incapacità dell’Italia di farsi leader e promotore di un’operazione globale di intervento.

Come detto le norme vigenti non stanno dando i frutti sperati e non sono adatte alle straordinarie circostanze che l’UE si trova a fronteggiare. In questo scenario di grave criticità l’Italia in virtù della propria posizione geografica si trova in prima fila ed il fardello operativo si fa sempre più schiacciante.

Nel 2016 il nostro paese ha registrato il 46.8% di arrivi del totale in UE con un numero di registrazioni che si attesta a 181,436 unità, stando ai dati diffusi dall’Agenzia UN per i Rifugiati, seguita a ruota dalla Grecia con il 45.6% (176,906 unità).

migrantsflow2016

E per lo stesso motivo di cui sopra, in relazione alla posizione geografica, le regioni ad essere maggiormente influenzate da tali flussi sono quelle del Sud-Italia.

italydisembarkation

Guardando inoltre alle nazioni di origine e le rotte verso l’Europa, risulta chiaro che la citata destabilizzazione del Nord Africa ha giocato un ruolo chiave, con la Libia che registra il 90% delle partenze verso l’Italia.

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Si capisce dunque perché una delle prime misure compiute dal Governo Gentiloni, su proposta dei Ministri dell’interno Marco Minniti e della giustizia Andrea Orlando, sia stata l’approvazione di un decreto legge con disposizioni urgenti in materia d’immigrazione e sicurezza urbana. E sebbene le misure introdotte muovano nella giusta direzione con:

  • l’istituzione di 14 sezioni specializzate in materia di immigrazione e libera circolazione dei cittadini dell’UE in vari tribunali;
  • la semplificazione delle procedure di asilo con la rimozione di un grado di giudizio e l’accelerazione dei tempi di udienza;
  • il potenziamento della rete operativa per garantire l’efficacia delle misure di espulsione e rimpatrio.

A nostro avviso lo sforzo dell’Italia sarà vano senza un impegno comunitario e globale che miri a risolvere la situazione del Mediterraneo. Per cui di seguito proponiamo alcuni punti strategici per una soluzione che miri non soltanto a stabilizzare dal punto di vista della sicurezza il Mediterraneo ma ad instaurare delle politiche economiche di scambio e commercio internazionale finalizzate alla prosperità dell’area.

  1. Rivedere il ruolo e le responsabilità di Frontex (Agenzia Europea per il controllo di coste e confini). Attualmente l’Agenzia Frontex si limita coordinare ed allocare risorse aggiuntive, che siano umane sotto forma di esperti tecnici o di equipaggiamento, ai paesi ritenuti in maggiore difficoltà. Tuttavia il controllo delle frontiere resta responsabilità esclusiva dei paesi membri. Per poter essere davvero efficace Frontex dovrebbe assumere tale onere dai singoli Stati, introducendo una forza operativa a livello europeo.
  2. Impegno per la consolidazione democratica in Libia. L’Italia si faccia promotrice di una campagna diplomatica supportata da UE affinché si possa instaurare un governo che sia espressione democratica del popolo libico e si ponga fine all’instabilità del paese. La quale genera terreno fertile per gli sfruttatori del traffico di migranti.
  3. Intervento diplomatico finalizzato alla risoluzione e prevenzione di conflitti nell’area medio-orientale. Con particolare attenzione alla situazione siriana.
  4. Intensificare la collaborazione tra paesi membri dell’UE nella gestione burocratica ed umanitaria dei migranti nelle fasi successive all’accoglienza. Incrementare il numero di trasferimenti dai paesi riceventi verso gli altri stati membri dell’UE.
  5. Razionalizzazione del sistema burocratico italiano al fine di garantire un’equa distribuzione dei carichi d’accoglienza interni, per esempio tra Regioni e Comuni, affinché non gravino solo su alcuni territori più esposti.
  6. Supporto di programmi di sviluppo ed integrazione economica tra paesi del Mediterraneo. Siamo convinti che la maggiore collaborazione sul piano economico tra i paesi coinvolti nella crisi migratoria possa avere effetti positivi sul piano politico e sociale. Avvicinando gli interessi delle parti coinvolte in questo scenario critico.

Consapevoli della gravità della situazione e delle difficoltà presenti, crediamo che la crisi che sta interessando l’UE possa rappresentare un’opportunità per stabilizzare il Mediterraneo dal punto di vista politico e della sicurezza, ed innescare al contempo dei meccanismi virtuosi finalizzati alla prosperità della stessa area che vi restituiscano l’importanza strategica perduta.

dati: UNHCR – The UN Refugee Agency

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